Ma porco il clero.
Mi segnalano questo sito dalle pagine di Giornalettismo e ve ne voglio rendere partecipi perché ha veramente dell’incredibile.
è il sito di tale Salvatore Crisafulli che dopo due anni sarebbe uscito dallo stato vegetativo permanente, ma non è questa la cosa paranormale, ma quello che c’è scritto sul sito:
La famiglia Crisafulli, già con molta esperienza conosce oltre 950 casi di persone in stato vegetativo (molti vivono in casa) ed avendo fatto un sondaggio sulla pelle dei disabili e le famiglie attesta senza ombra di dubbio che il 99,9% è contrario all’eutanasia e al testamento biologico, lo 01% chiede di morire solo per disperazione ed abbandono totale.
Il fatto che la famiglia Crisafulli faccia un sondaggio “sulla pelle” dei disabili un po’ mi inquieta e spero si tratti di un banale refuso e non di un lapsus freudiano. Mi fa specie che anche il fatto che lo attestino “senza ombra di dubbio” che mi sa tanto di excusatio non petita accusatio manifesta. Non è chiaro chi siano gli intervistati giacché si parla genericamente “dei disabili e le famiglie”, ma forse dovremmo escludere i disabili visto che se sono davvero in stato vegetativo permanente dubito che rilascino interviste. Il che ci lascia con le famiglie di cui il 99,9% è contraria all’eutanasia (e passi, ma ci sarebbe da ridire) e al testamento biologico, il che ha dell’assurdo. La famiglia Crisafulli non sa evidentemente cosa sia il testamento biologico ma le 950 persone in stato vegetativo permanente intervistate non solo lo sanno, ma sono in grado di esprimere un’articolata opinione al riguardo. La corteccia non gli funziona più granché bene ma il tronco encefalico gli pompa che è un piacere. Esilaranti anche le percentuali che così ad occhio e croce mi sembrano inventate di sana pianta (proprio il 99,9%?). Oltretutto il 99,9% di 950 è 0,95, il che vuol dire che appena una persona su 950 chiede di morire, e a questo punto vogliamo sapere nome e cognome e se abita sulla Cassia Bis. Purtuttavia lo chiede “solo per disperazione ed abbandono totale” e non si sa se questa sia un’inferenza della famiglia Crisafulli o l’abbia detto lui stesso: “chiedo di morire, ma solo per disperazione ed abbandono totale”. Il che, ancora una volta, lo rende una delle persone in stato vegetativo persistente più loquaci, e introspettive, della storia. Per inciso, definire disabile una persona in stato vegetativo persistente è un po’ come dire che Dell’Utri è un maramaldo.
Ora, io dico che non ci vuole il CICAP per capire che questi o ce sono o ce fanno, e quindi, di grazia, perché mi segnalate queste vaccate immonde?
un abortini news, fate conto.
io copio, ma non commento.
sarebbe davvero troppo facile.
troppo, sant'iddio, troppo.
ARLINGTON (Stati Uniti) – Inserire la dipendenza da internet nel prossimo Dsm, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder, la bibbia delle malattie mentali, che racchiude le definizioni di tutte le patologie. La proposta giunge dalle pagine dell’American Journal of Psychiatry, dove è stato pubblicato un articolo di Jerald J. Block che identifica la internet addiction come un particolare tipo di disturbo compulsivo-impulsivo [caratterizzato da] desiderio irrefrenabile di connettersi al web (...) per chattare, giocare, mandare e-mail (...).
SANI O MALATI – Ma come distinguere tra l’uso «sano» e «malato» di Internet? Come per tutti gli altri disturbi da dipendenza i criteri sono: un uso eccessivo, l’astinenza, l’assuefazione e le ripercussioni negative sulla vita sociale e sulla salute del dipendente. L’astinenza si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione quando si è in assenza di accesso alla rete, mentre l’assuefazione consiste nel desiderare, oltre a una permanenza sempre più lunga davanti al pc, software e hardware sempre più performanti.
(...)
PAUSE – Nell’attesa che nel Dsm V trovi quindi una collocazione definitiva l’internet addiction, secondo quanto accertato dalle ricerche ufficiali è bene tenere presente un altro dato: (...) per cercare di prevenire l’insorgere dell’internet addiction è bene cercare di usare il buon senso, e ogni tanto fare a meno della vita di relazioni digitali (...)
Gabriele De Palma
19 marzo 2008